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QUELLO CON IL CAPPELLO DI PAGLIA

22/04/2013

“ QUELLO CON IL CAPPELLO DI PAGLIA”

Tratto anticipatamente dal libro di prossima edizione di Graziano Fabris “RACCONTI”

Premessa per i lettori del sito FIMOV.

Capita spesso di leggere tra le righe di ciò che viene pubblicato in questo sito: “quelli con il cappello di paglia”. Si capisce che ci si riferisce ai creduloni, a coloro ai quali è facile raccontarla, a coloro che bevono cloro, credendolo un passito di Pantelleria, che pendono dalle labbra del loro gurù, come fossero quelle di Sabrina Ferilli (la più amata dagli italiani), che comunque si accontentano sempre e ben si sa, che chi si accontenta gode – ga. Ma c’è un chiaro e gustoso (per certi versi) riferimento, comunque un qualche cosa, che ci apprestiamo a raccontare come fatto vissuto.

 

Fine anni sessanta, periodo del boom economico - del lavoro - del rinnovamento - del fare.

Tony (nome di fantasia) è un uomo maturo di 54 anni, è scapolo e dopo la morte dei genitori conduce una vita solitaria, potrebbe essere circondato dai nipoti - figli di sorelle e fratelli, ma lui li respinge perché pensa, che siano solo interessati a ereditare  i suoi beni. Beni, che lui emigrato in Svizzera dopo tanti sacrifici è riuscito a mettere insieme. Si è infatti costruito con le sue mani una bella casa attorno alla quale lavora 12 campi  trevisani di terra (circa 60.000 metri quadrati). Alleva vacche, animali da cortile e maiali e possiede una grande “ortazza” dove sudando le proverbiali sette camice riesce a produrre tutte le primizie di stagione e vari ortaggi continuativi.

Tony, si reca tutti i martedì e i sabato, giorni di mercato, in piazza del Grano a Treviso per vendere ai “cittadini” i prodotti  genuini della sua terra, frutto del suo lavoro. Parte alle cinque del mattino con la sua bici da donna, della quale un meccanico provetto ha rinforzato telaio - ruote e forcelle e sulla quale sopra le ruote ha fatto applicare due enormi portapacchi sopra i quali carica: verdure - legumi - uova - formaggi - salumi e quant’altro sa di poter vendere. Ma i portapacchi pur capienti non sono sufficienti e allora, da ambo le parti della ruota posteriore pendono due borse fatte con la paglia, ricolme di prodotti e pure dal manubrio pendono polli - anatre - conigli e altri animali ancora vivi (immaginatevi oggi le associazioni contro il maltrattamento degli animali!). 

La vita di Tony si dipana tra lavoro - lavoro - lavoro e ancora lavoro. Estate e inverno avanti indietro con quella bici e la gente a dire: ma per chi lo fa?

Tony però e contento, perché a Treviso trova sempre tante persone che lo aspettano e lui torna a casa sempre con un bel gruzzolo in tasca, borse e portapacchi vuoti.

In paese si sa, che non porta i soldi in banca e che li nasconde dentro e fuori di casa, si dice, in barattoli interrati, in sacchetti ben nascosti e come tanti a quei tempi sotto il materasso. Insomma, lui non vuole separarsi dai suoi soldi! Si dice ancora, che spesso li conti e stiri con il ferro a brace le banconote più sgualcite.

Un bel (brutto) giorno, arrivato in Piazza del Grano e messa la bici sulla robusta cavalletta, ecco che si avvicinano a Tony due signori dall’aspetto distinto: giacca - cravatta - camicia bianca e borsalino (inteso come cappello), chiedono al brav’uomo informazioni sui prodotti, assaggiano del formaggio e del salame e si dicono disposti a comperare tutto in un solo blocco. Tony  sostiene di avere delle clienti abitudinarie e di non poterlo fare, ma dietro ad una lauta mancia cede tutto e se ne torna anzitempo a casa. Così succede per diverse volte. I due arrivano, comprano tutto lasciano la mancia  e senza dire altro se ne vanno. Poi un bel giorno, fatto l’affare lo invitano a bere un’”ombra” (bicchiere di vino) da Tony del Spin titolare di uno dei bar adiacenti alla Piazza del mercato, famoso per i suoi “cicchetti” (stuzzichini pre “ombra”). I tre occupano un tavolino e consumano con viva soddisfazioni del Tony contadino, una bella porzione di seppioline fritte, qualche uovo sodo con le acciughe e un boccale di vino. La cosa si ripete e in questo modo tra i tre nasce una certa amicizia e confidenza. Sta iniziando l’estate e Tony che tra l’altro soffre il caldo, arriva al mercato sempre più trafelato e così una bel (brutto) giorno i due ormai unici compratori si offrono di andare loro stessi a prendere i vari prodotti direttamente a casa sua, evitando al Tony quella strada che fatica sempre di più a percorrere…. tanto, con la loro macchina sarebbe un attimo. Tony da principio esita, per lui questo è anche un modo di vedere la gente e fermarsi al ritorno per qualche “ombra” meritata in quelle osterie disseminate lungo il percorso, che lo attendono. Ma i due insistono e Tony eternamente con il fazzoletto in mano per detergersi il sudore, alla fine accetta e così saranno i due a recarsi a casa sua. Quando per la prima volta arrivano nel cortile di casa il brav’uomo li serve direttamente sullo stesso, ma poi piano, piano con la scusa dell’”ombra” e di qualche assaggio, i due entrano in casa e Tony racconta loro la sua vita fatta di lavoro e di quei nipoti falchi, che non vedono l’ora che muoia per ereditare le sue proprietà. Anche i due finalmente si presentano: sono proprietari di tre alberghi di Jesolo in questo periodo stracolmi di bagnanti ecco il perché di acquistare roba buona e genuina .

Un giorno i due sempre molto affabili e d’accordo su tutto, arrivano da Tony bisticciando e appaiono piuttosto seccati. Tony da principio si impegna a mettere sopra la bilancia polli, conigli, verdure e altro e ad annotare sul solito foglietto pesi e prezzo, ma poi chiede informazioni di quel malessere e viene a sapere che i due sono alle prese con un affare, che uno vorrebbe fare e l’altro no. Ci sarebbe un grande albergo a Carole da poter comperare, ma i due non hanno liquidità a sufficienza e hanno ancora un po’ (non molto) di mutuo da estinguere in banca, ma  l’occasione sarebbe ghiotta, da non lasciarsela sfuggire, perchè il locale è molto ben avviato e la località di Carole sta emergendo come spiaggia dei turisti tedeschi, che vogliono mangiare e bere bene. 

Il tempo passa, i due continuano a comperare i prodotti del Tony  e poi un bel (brutto) giorno ecco la proposta che lascia interdetto il povero uomo: se ci aiuti a comperare l’albergo di Carole entri come nostro socio anche nei tre che già possediamo a Jesolo. Tony che pensa di essere un furbo anche perché ha lavorato all’estero ed è convinto di essere smaliziato, da principio è titubante, ma poi si dice anche disposto, ma prima, vorrebbe vedere “ le carte” e poi i locali.

Le carte (false) sono pronte contenute in una borsa ed esibite all’uomo. Per visitare gli alberghi sarà solo una questione di un paio giorni avendo i due degli affari da curare in città: tasse da pagare, notaio da visitare per altri motivi e altre incombenze. E così dopo qualche giorno i nostri tre partono per Jesolo. La macchina si ferma davanti ad un bell’albergo che sono le 4 del pomeriggio. I due, seguiti da Tony entrano nella hall e dopo un breve colloquio con un addetto (un compare) entrano in cucina dove Tony  ha modo di riconoscere parte dei suoi prodotti pronti per essere cucinati per la cena della sera, si sente soddisfatto e chiede di ritornare a casa, perché a casa lo attende tanto lavoro. I due ad arte insistono perché possa visitare anche l’albergo di Carole, ma Tony dice di aver capito, di essere appagato e se mai di aver comunque bisogno di pensarci ancora un pò;  strada facendo si informa vagamente di come fossero gli altri due alberghi e avutone dettagli a lui convincenti si dice soddisfatto, sopratutto perché nella cucina da lui visitata aveva riconosciuto tra l’ altro i cinque polli venduti il giorno prima, mentre venivano spennati. Dopo qualche giorno ecco che i due ritornano per i soliti acquisti dal Tony, il quale li attende con un mezzo sorriso, lui che non sorrideva mai. Le notti avevano portato consiglio ed è proprio lui a intavolare il discorso una volta seduti intorno al tavolo della sua cucina. Per fare l’affare ci vogliono 25 milioni di lire (di allora), ma Tony, ha già deciso e da appuntamento ai due al giorno successivo. Tony raccoglie barattoli e sacchetti pieni di soldi disseminati dovunque, vuota il materasso e con una certa trepidazione  consegna il “pacchetto” di banconote ai due signori, dopo aver firmato i documenti (falsi) necessari voluti e dovuti. I tre, si scolano qualche ombra, si salutano e si danno appuntamento di lì a qualche giorno con l’invito al buon Tony di preparare molta più roba da portare via, perchè adesso gli alberghi da fornire non sarebbero stati più tre, ma quattro!

Tony è rimasto a lungo ad aspettare in mezzo al cortile con in testa il suo “cappello di paglia” dal quale non si separava mai, ma i due non si sono più fatti vedere. E neppure i tanti nipoti ormai privi di interesse quanto meno “liquido”. Tony ha vissuto ancora a lungo, da solo nella sua casa; per vergogna e per l’età non si è più recato al mercato di Treviso, ha smesso di coltivare il suo orto e di accudire i suoi animali, in uno stato di avvilimento e depressione che lo hanno pervaso fino alla fine dei suoi giorni, diventando oggetto di burla tra i paesani che da allora riferendosi a lui non lo chiamavano più Tony ma “quel col capel de paia” (quello con il cappello di paglia), quello che si riteneva furbo, ma che in realtà si è rivelato uno sciocco credulone, quello che “iera cascà in tel bartoel”  (era caduto nella trappola)  “el mona” (lo stupido) “el co ..n”  (Il co….ne

Si disse allora, che i due fossero in realtà dei fornitori di alimentari per alcuni alberghi del veneziano e che dopo il “colpo” fossero scomparsi dileguandosi dalla zona!!!!.

Meditate gente – meditate, perchè la mamma di quelli “col capel de paia” è sempre in cinta, le sirene continuano a cantare  i “co ..ni”  continuano a nascere!!!!!!!!